Lo spreco alimentare sulle tavole del mondo

06.06.2013 12:43

La quantificazione dello spreco del cibo a livello globale fornisce la misura di un paradosso insostenibile a fronte della costante crescita delle esigenze alimentari del genere umano. In Europa, la quantità di cibo annualmente sprecato ammonta a 89 milioni di tonnellate, ovvero a 180 kg pro-capite. Le famiglie europee sprecano il 25% della spesa alimentare domestica (in termini di peso). Nel mondo, il cibo; negli USA ogni anno viene “gettato via” complessivamente il 30% del cibo destinato al consumo umano, l’equivalente di 48,3 miliardi di dollari.

Il fenomeno è causato da perdite alimentari e sprechi alimentari. Le perdite avvengono principalmente in fase di raccolta e in concomitanza delle tecniche di trattamento e prima trasformazione agricolacoinvolgendo quindi la parte produttiva della filiera agroalimentare. Gli sprechi avvengono nell’ultima parte della catena alimentare, ovvero nelle fasi di lavorazione industriale, distribuzione e consumo finale coinvolgendo l’industria della trasformazione, le catene distributive e la società civile.

L’inefficienza dei processi e una diffusione sempre più ampia di costumi alimentari insostenibili causano ogni anno la perdita di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, un terzo dell’intera produzione globale destinata al consumo umano e fanno sì che solo il 43% dei prodotti coltivati risultino effettivamente disponibili per il consumatore finale.

Nel 2006, nell’Unione Europea sono state buttate via più di 89 milioni di tonnellate di alimenti, per una media di circa 180 chili a persona. Lo spreco ha riguardato l’intera filiera alimentare, dalla fase di produzione agricola allo stoccaggio, lavorazione, distribuzione, gestione e consumo finale. Sprecare il cibo è economicamente dannoso, ecologicamente sbagliato e moralmente inaccettabile, soprattutto se si considera la quantità di risorse necessarie per produrre quelle tonnellate di viveri.

Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), se gli 
attuali trend di domanda dovessero continuare, 
l’incremento demografico previsto – da 7 a 9 
miliardi entro il 2050 – potrebbe far crescere la 
domanda alimentare addirittura del 70%. Contrastando lo spreco, si potrebbero garantire fino 
ai tre quinti dell’offerta necessaria. Nell’Unione 
Europea lo spreco nella vendita al dettaglio rappresenta circa il 40% del totale, ma le aziende 
del settore hanno un’influenza molto, molto più 
forte sulla creazione di spreco, sia a monte sia 
a valle della filiera alimentare. Il Retail Forum 
for Sustainability dell’Unione Europea – una 
piattaforma multi-stakeholder co-presieduta dalla Commissione Europea e dai retailer – ha riconosciuto l’importante ruolo che questi ultimi 
possono avere nel contribuire a ridurre lo spreco dei cibi. Nell’ottobre del 2012 il Retail Forum 
ha pubblicato un documento sul ridimensionamento dello spreco, in cui dà consigli specifici a 
rivenditori, policy maker e altri stakeholder, da 
mettere in pratica negli anni a venire. Per esempio, i retailer dovrebbero «praticare uno sconto 
e, dove possibile, regalare i prodotti prossimi alla 
scadenza», e dovrebbero «informare i consumatori sul reale significato delle diciture “consumare entro” e “preferibilmente entro”; fornire consigli ai consumatori su come trattare, conservare 
e usare i cibi in modo più efficiente» e «adattare le dimensioni delle confezioni, aumentare la 
vendita di alimenti sfusi». L’attuazione di tutte 
queste raccomandazioni sarà seguita e monitorata durante gli incontri del Retail Forum. Inoltre, 
sempre nell’ottobre del 2012, durante l’incontro 
annuale del Retail Forum, 19 società e associazioni di rivenditori hanno sottoscritto un accordo volontario riguardo allo spreco, impegnandosi 
a realizzare entro la metà del 2014 almeno due 
iniziative di sensibilizzazione sulla riduzione 
dello spreco, incluso quello alimentare. A partire dall’obiettivo di dimezzare lo spreco dei beni 
commestibili entro il 2020, la Commissione Europea presenterà quest’anno un documento programmatico sul cibo sostenibile, incentrato in 
larga parte sullo spreco alimentare. Per raggiungere questi ambiziosi traguardi c’è bisogno della 
partecipazione di tutti gli stakeholder importanti, compresi i produttori, distributori e rivenditori di prodotti alimentari: questa partecipazione 
condivisa non è solo nell’interesse della popolazione e del Pianeta, ma anche, evidentemente, 
della competitività dell’intero settore alimentare

Per approfondimenti: http://www.barillacfn.com/focus-on/world-environment-day/